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Memorie: Felice Olgiati

Felice Olgiati

Nato il 25 settembre 1920 da Paolo e Adele Sisti, numero di matricola 12.467C del Distretto militare di Monza, viene chiamato al servizio di leva il 12 marzo del 1940, come caporale maggiore nel 52° Reggimento Fanteria "Sforzesca", nella 7° Compagnia del Reparto Mortai da 81. Nel giugno dello stesso anno è a combattere sul fronte occidentale francese, successivamente, il 26 gennaio del 1941, si trova sul fronte greco-albanese.
Viene rimpatriato il 13 luglio seguente per malattia, così il 16 settembre è all'ospedale di Torino, mentre a dicembre è trasferito all'ospedale militare di Milano e, in seguito, al convalescenziario Colle Campigli di Varese. Dopo due mesi viene dimesso e dichiarato idoneo a servizio sedentario (art. 9E4B); passa quindi al 53° Reggimento Fanteria Umbria Deposito Biella.
Continua però la sua permanenza in ospedale, passando dall'ospedale militare di Torino (31-7-1941), a quello di Novara (30-10-1942) e infine ancora a quello di Milano (24-4-1943). Il 21 luglio dello stesso anno viene finalmente dimesso per convalescenza e gli viene assegnato un congedo illimitato il 15 novembre del 1945. Riconosciuto invalido di guerra di prima categoria con Decreto ministeriale, ottiene un assegno di superinvalidità. Muore l'8 ottobre 1970.

Dai ricordi di nonno Felice.

"Natale 1940: in tradotta, chiusi come bestiame, partiamo da Novara a Brindisi dove ci imbarcano verso Valona in Albania, dopo Tepeleni seguendo il letto gelato della Vajussa, zaino e mortaio si parte verso Punta Tinfi al confine con la Grecia. Incontriamo la Divisione Julia che scende disfatta.
Il 5 gennaio 1941 prendiamo posizione Quota 2400, neve, gelo, vento, scarpe di cartone, scaviamo una buca nel ghiaccio e nella neve, la tenda fa da porta, lì, immobilizzati sotto il tiro greco, per 25 giorni, freddo, bagnati, inizia il congelamento. Siamo in quattro con un mortaio da 81.
lo, puntatore, il porta munizioni, uno con il treppiede e uno con la canna, cameratismo, solidarietà e tanta nostalgia.
Mario non sapeva scrivere, a casa aveva moglie e due figli, classe 1912, la guerra d'Africa alle spalle, nel ghiaccio gli insegnai a scrivere il suo nome e a metterlo sulle lettere che mi faceva scrivere a casa.
Dopo 25 giorni i tedeschi attaccarono e ci tolsero da quella sacca. Mario non mi dimenticò mai. Dopo la guerra tutti gli anni alla Domenica in Albis per la festa della Madonna in Campagna veniva dal Trentino con la gerla delle file di castagne da vendere, ma la fila più grossa e più sana era per il suo caporale.
La Divisione Sforzesca del 52° Fanteria è stata sciolta per mancanza di ranghi decimata dalla ritirata di Russia".